2008 -2009

27 settembre 2008

Daniela FALONE “Fusione e separazione nell’opera di Jung”

2008-2009_01Nello scritto “Fusione e separazione nell’opera di C.G. Jung” si avanza l’ipotesi che il tema della fusione-separazione, o identità-differenziazione, sia fondamentale nel pensiero di Jung: nel complesso meccanismo di regolazione psichica da lui delineato sono previsti vari livelli di funzionamento, che prevedono rapporti differenti tra coscienza ed inconscio, in una continua dialettica tra le due polarità di identità e differenza.

In Jung infatti fusione e separazione sono eventi psicologici che non riguardano solamente le relazioni d’oggetto, ma è il rapporto tra coscienza ed inconscio a declinarsi secondo queste due modalità. Più che rappresentare stadi evolutivi, l’identità e la differenziazione sono, diremmo con termini attuali, due dimensioni dell’esperienza presenti durante tutta l’esistenza. Mentre in altre teorie psicoanalitiche sono stati ipotizzati stadi successivi dello sviluppo che conducono all’acquisizione stabile di un’autonomia, di una separatezza, a partire da una condizione di indifferenziazione, la visione di Jung è sui generis: regredire alla condizione d’identità inconscia è sempre possibile, e ciò che accade nel rapporto tra coscienza ed inconscio si riflette inevitabilmente nelle relazioni della vita, mercé la proiezione dei propri complessi, afferma Jung.

Vengono analizzate le nozioni di inconscio e coscienza, la complessa relazione tra essi, la funzione dell’attività simbolica edella compensazione, per sostenere l’ipotesi che la dialettica fusione-separazione sia sottostante a molte dinamiche descritte da Jung (ad esempio: tra individuo e collettività, nel rapporto coniugale, nella polarità estroversione-introversione, nella distinzione tra prima e seconda metà della vita…).Il processo d’individuazione è il processo di differenziazione della coscienza , in cui l’uscita dalla pericolosa originaria identità avviene grazie ad un iniziale atto di distinzione che esiterà in un ampliamento della coscienza, dato dalla sintesi di conscio ed inconscio; nello svolgersi di questo processofusione e separazione divengono esperienze psicologiche sempre più articolate e sofisticate.

Il tema della fusione e separazione risulta utile non solo perché delinea alcune situazioni patologiche di frequente riscontro nella pratica clinica, che attualmente riferiremmo all’ambito dei disturbi narcisistici e borderline, ma anche perché può diventare un filo rosso nel seguire il pensiero di Jung che, come egli stesso ha insegnato, è inevitabilmente ed inestricabilmente legato alla sua personalità ed alla sua storia.

18 ottobre 2008

Bianca GALLERANO “La mente dell’analista al lavoro tra dimensione regressiva e impegno etico”

2008-2009_02La natura dell’analisi con i suoi due aspetti della dimensione regressiva e dell’impegno etico è al centro del lavoro presentato da B.GALLERANO e scritto con L. ZIPPARRI.

La difficoltà a mantenere fede al proprio impegno etico da un lato ed essere inevitabilmente esposti al contagio psichico dall’altro, può determinare la perdita dell’atteggiamento analitico favorendo processi collusivi all’interno della coppia analitica, come dimostrato nella esposizione di una storia clinica in cui tale rischio si è concretizzato. Gli autori affermano che la costante cura della propria salute mentale, diviene per l’analista, uno dei principali impegni etici al di là dell’analisi svolta durante la formazione che non rappresenta un “vaccino” contro i rischi sopra descritti. L’attenzione andrebbe focalizzata su alcuni punti nodali che sostanziano il lavoro analitico, in particolare “…come funzionano/disfunzionano la mente del paziente, quella dell’analista e la relazione cui l’incontro delle due menti da avvio in modo da consentire sviluppo o in modo da produrre involuzione (di paziente e analista)” (Ferro 2002, p.9). In questo contesto etico, scegliere un nuovo paziente rimanda alle responsabilità di un destino, analiticamente inteso. L’analista può essere creativo nell’aiutare il paziente, imparando a patire senza danneggiare se stesso né colui che gli si affida, ambire dunque a divenire creativo in senso psicologico.

15 novembre 2008

Stefano CECCHINI “Teorie e paradigmi. Riflessioni sulle possibilità di dialogo tra teorie diverse”

2008-2009_03Negli ultimi cinquanta anni abbiamo assistito alla nascita, nell’ambito della psicologia, di concetti diversi, volti ad indirizzare l’attenzione su come l’individuo sviluppi ed utilizzi la consapevolezza verso la propria e l’altrui interiorità (stati emozionali, credenze, etc.)

I concetti in questione, alcuni dei quali hanno assunto una ampiezza tale da divenire dei veri e propri campi di studio, sono stati: l’Empatia e l’introspezione secondo la psicologia di H. Kohut, la Teoria della mente, che è ormai un settore della ricerca psicologica, l’Intelligenza emotiva secondo P. Salovey e J.D. Mayer e la Funzione riflessiva di P. Fonagy e M. Target.

 

Almeno due di essi sono stati salutati nel tempo come rappresentanti l’avvento di un nuovo paradigma nel senso della teoria di H. Kuhn sulle rivoluzioni scientifiche.

l’ipotesi che nel mondo della psicologia possano coesistere, a differenza di quello delle scienze cosiddette ‘dure’, teorie provenienti da paradigmi diversi, non può non sollevare, secondo l’autore, degli specifici problemi; il primo dei quali è: teorie provenienti da paradigmi diversi e teorie elaborate all’interno dello stesso paradigma possono essere confrontate tra loro con le medesime metodiche, oppure ciò richiederebbe metodiche diverse? e, semmai, quali? A scopo esemplificativo viene fornito inoltre un esempio proveniente dalla letteratura junghiana contemporanea, in cui il concetto di archetipo viene confrontato con concetti affini provenienti da moderne teorie, come se i vari contributi appartenessero allo stesso paradigma.

 

Massimo Giannoni “Vignette cliniche: il transfert negativo”

Massimo Giannoni ha trattato il delicato tema del transfert negativo nell’analisi. Attraverso la presentazione di due vignette cliniche e dei relativi sogni, l’attenzione si è focalizzata sulla comparsa di questo elemento come momento importante nell’attivazione del processo analitico stesso.

13 gennaio 2009

Cecilia CODIGNOLA: ” J.D.LICHTENBERG – Mestiere e ispirazione, guida alle psicoterapie esplorative ” 

Massimo GIANNONI: “Empatia, H.KOHUT, C.G.JUNG” – (PPT)

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28 gennaio 2009

George HOGENSON: “Archetipi come schemi d’azione”

Chairman, Massimo GIANNONI- Discussant, Bob MERCURIO e Enzo Vittorio TRAPANESE

Relazione di George HOGENSON: “Archetipi come schemi d’azione”

Intervento di Bob MERCURIO  – (PDF)

 7 febbraio 2009

Luisa ZOPPI e Mario BRUNETTI“Il mondo interiore del trauma” di D.KALSHED”

2008-2009_07M.BRUNETTI ha presentato una sintesi del libro, mentre L.ZOPPI ha esposto un caso clinico sul tema. Nella teoria di Kalsched quando il trauma, acuto o cumulativo, colpisce la psiche in fase evolutiva, può interrompersi il processo della regolazione affettiva, con la conseguente frammentazione della coscienza in diverse parti che si organizzano secondo modelli arcaici e tipici (archetipici).

Una parte dell’Io regredisce ad un periodo infantile ed un’altra progredisce con molta rapidità diventando precocemente adatta al mondo esterno, spesso nella forma di un “falso-Sé” (Winnicott 1960). Per mantenere questa scissione tesa ad impedire che “l’impensabile” diventi esperienza generando angoscia intollerabile, si instaura un “sistema archetipico di autocura” dominato da difese arcaiche definite “demoniche”, che scherma le relazioni con il mondo esterno nel tentativo, anche brutale, di difendere lo “spirito individuale” dal ripetersi dell’esperienza originale. La personalità post-traumatica appare così, colpita non nella mente o nel corpo ma nello spazio della relazione. Le difese dominanti, favorendo la sopravvivenza a spese dell’individuazione attraverso l’attacco al legame, possono generare una struttura di personalità incapace di dare parola ai sentimenti: l’Alessitimia. La terapia suggerita si muove sulla possibilità di sopportare la ritraumatizzazione intorno alla figura dell’analista di cui è importante che venga scoperta l’umanità, al fine di costruire una relazione tra gli elementi reali e quelli immaginali, interrotta dal trauma. Fiabe e miti vari sono usati nel libro come metafore di questo processo.

Massimo GIANNONI: “Empatia, H.KOHUT, C.G.JUNG” II Parte  – (PPT)